INCONTRI PRESSO LE SCUOLE PER SOSTENERE I DIRITTI DELLE PERSONE DISABILI
Quando si lavora quotidianamente a fianco dei bambini con disabilità o fragilità e si parla di inclusione scolastica, spesso ci si concentra sulla difficoltà nel trasformare i principi in azioni o sulle criticità che caratterizzano il sistema, ma si danno per scontati gli elementi fondanti che rappresentano, a tutti gli effetti, una conquista per la collettività, un valore condiviso.
Un giorno, nel 2013, sfogliando uno dei principali quotidiani nazionali, si scopre che così non è.

L’inclusione sociale applicata al sistema scolastico viene raccontata come “Mito dell’Inclusione” che prevede la convivenza, “accanto a ragazzi cosiddetti normali”, di “ragazzi disabili anche gravi con il loro insegnante di sostegno”, oltre a “ragazzi con i Bes” e “ragazzi stranieri incapaci di spiccicare una parola d’italiano”.
La visione proposta nello scritto è cruda nella sua superficialità: è l’eco di qualcosa che credevamo dimenticato e che ammicca, senza citarla, a un’alternativa che abbiamo disconosciuto cinquant’anni fa con l’abbandono delle “Scuole Speciali”.
Non ci sono sufficienti insegnanti di sostegno preparati per garantire il principio dell’inserimento dei bambini con disabilità a scuola.
Non andrebbe invece sottolineato che lo Stato deve farsi carico del diritto allo studio di tutti gli studenti e quindi, di conseguenza, formare adeguatamente il personale per rispondere ai bisogni di tutti.